L’utilizzo di micro e nano influencer da parte dei brand è ormai una prassi consolidata. Secondo il report 2019 dell’ONIM, l’Osservatorio Nazionale Influencer Marketing, il 59,7% degli intervistati sceglie per le proprie campagne figure sotto i 30mila follower

Influencer dall’audience ridotta ma dal grado di fiducia fortissimo, capaci, grazie alle loro caratteristiche comuni, di generare trust e far sentire gli altri utenti affini a loro. Plus amplificati dalla maggiore spontaneità e credibilità che questi particolari influencer portano naturalmente con sé. 

Credibilità e trust, le armi dei nano-influencer

La forza della normalità: il Trust Barometer di Edelman, ricerca che indaga la credibilità di figure e temi online, lo ribadisce: sono infatti le persone a noi più vicine, amici e conoscenti, quelle di cui maggiormente ci fidiamo. 

Un trend quello dei nano-influencer che continua a crescere, seguendo la doverosa presa di coscienza dei brand, sempre più focalizzati su risultati più “concreti”, che vadano oltre le sole interazioni. Vendite, ecco di cosa stiamo parlando. Secondo alcuni dati elaborati dalla startup Worldz, a oggi oltre 100.000 persone hanno usato almeno una volta la loro popolarità social per acquistare online, generando circa 6.000.000 euro di fatturato per gli e-commerce partner. Almeno il 28% degli utenti che ha acquistato con uno sconto personalizzato, nello stesso mese ritorna sullo shop online da cui ha acquistato per calcolare nuovamente il proprio sconto.

Dati che ben dimostrano il valore di fiducia che i nano influencer riescono ad attivare quando coinvolti correttamente. 

Nano-influencer, la difficoltà di attivarli

Come dico spesso però lavorare con questo tipo di influencer non è affatto facile, sia a livello di selezione che, soprattutto, di gestione. La loro audience ridotta costringe infatti, per ottenere il necessario impatto, al coinvolgimento di un elevato numero di figure, rendendo spesso complesso l’andamento del progetto. 

In questo ci viene a sostegno la tecnologia. Sono molte le realtà che hanno sviluppato piattaforme in grado di semplificare queste attività, permettendo di attivare e gestire i micro/nano influencer in modo più semplice. 

I marketplace nascono con queste premesse, far incontrare brand e influencer, semplificando enormemente le campagne e riducendo quindi i costi. Vantaggi che nascondono però anche delle insidie: il focus sulla qualità di figure e contenuti tende infatti a perdersi, dando vita in molti casi a campagne lontane dai livelli consoni per generare risultati. 

Vediamo alcune delle piattaforme più utilizzate in Italia e le differenti funzionalità che ognuna offre:

Worldz

Ecco la proposta più originale e nano-influencer oriented del panorama italiano. Worldz è un software per e-commerce, che consente di integrare sul proprio shop online una componente social. Grazie a un algoritmo proprietario, Worldz riesce a calcolare il valore economico dei post realizzati da un utente sui propri social, considerando variabili come, ad esempio, le interazioni generate. La popolarità social di ogni utente viene calcolata grazie a un social login e si traduce in un valore economico, utilizzabile come sconto immediato per il suo shopping online.

Lo sconto viene concesso in cambio di una condivisione social su Facebook o Instagram, garantendo visibilità al brand che viene acquistato. La funzionalità Instagram è la vera novità, essendo Worldz l’unica realtà che usa un social login, permettendo da una piattaforma esterna una condivisione nativa nel feed o nelle Stories.

Worldz raccoglie in un’unica soluzione gli interessi delle aziende e quelli dei consumatori, permettendo ai brand di generare awareness qualitativa sui social (e di essere quindi sempre più conosciuti) e agli utenti di divenire ambassador dei brand che acquistano, grazie alla propria reputazione online. 

Nel 2019 Worldz ha lanciato anche il suo Social Commerce, una piattaforma nata per incrementare il traffico degli e-commerce, permettendo agli utenti di ritrovare in un unico luogo i prodotti che possono acquistare con il proprio sconto e vedere cosa comprano i loro amici, scambiandosi con quest’ultimi consigli e pareri. 

Un “aggregatore” con una componente social preminente, che contiene moltissime tipologie di prodotti messi in vendita dai brand partner di Worldz (Breil, Hip Hop Watches e Caffè Verniano solo per citarne alcuni). 

Come ben si intuisce il focus è totalmente sui nano-influencer e gli utenti comuni, cercando di creare una situazione win-win per le aziende, che aumentano visibilità e vendite, e per gli utenti, che possono beneficiare della propria attività social. Un orientamento alla vendita che diventa un plus notevole a cui molte aziende non rinunceranno.

Gli utenti che Worldz coinvolge sono gli stessi clienti che già visitano il sito del brand, una audience estremamente più rilevante per le aziende. A facilitare tutto ciò una user experience molto semplice e intuitiva e una revenue immediata che consiste nel pagare meno un prodotto che già sono interessato a comprare. Una logica molto differenziante rispetto alle altre piattaforme.

Buzzoole

Buzzoole permette ai brand di realizzare campagne “guidate” su blog e i diversi social in cui operano gli influencer.

L’influencer una volta iscritto viene valutato da un sistema di intelligenza artificiale, mappandone interessi, caratteristiche, fanbase, tasso di engagement. Dati utili per comprendere le migliori campagne di brand a cui farlo partecipare. 

Su queste basi potrà essere selezionate per uno dei brief che le aziende possono inserire in piattaforma. 

Una volta accettata la proposta l’influencer dovrà eseguire i contenuti richiesti rispettando le richieste del brand. Per ogni progetto realizzato riceverà o un pagamento o dei punti convertibili in buoni Amazon.

Il focus è sui micro-influencer, con contenuti spot guidati, lontani quindi dagli User Generated Content.

Friendz

Una piattaforma  dedicata alla creazione di contenuti visuali. I brand propongono delle campagne a cui la community può partecipare, realizzando immagini ad hoc e condividendole.

Se la creazione di contenuti è il principale servizio di Friendz, sono molte le opportunità messe a disposizione dei brand: sondaggi di mercato, realizzazione di contenuti da poter utilizzare sui canali proprietari del brand.

Il sistema di controllo, basato su un team interno alla community stessa, garantisce di avere contenuti che rispettino il brief dato.

Rispetto a Buzzoole l’orientamento è sui nano-influencer, utenti “comuni” che possono guadagnare realizzando contenuti. Il risultato, in questo caso, è più in stile UGC. 

Lovby

Una piattaforma un po’ differente rispetto alle altre fin qui viste. Se è infatti simile l’approccio (iscrizione e inviti per collaborazioni), assolutamente diverse sono invece le attività richieste agli utenti.

Non parliamo infatti di creazione di contenuti, ma di azioni “social” da effettuare: un singolo like ad una pagina ad esempio o una condivisione. Attività ben lontane dal concetto di creator, ma per questo adatte a qualunque utente che può così monetizzare presenza e impatto generato. 

Un sistema di attivazione assolutamente in linea con i micro-influencer e lontano dal solo influencer marketing.

[POST IN PARTNERSHIP CON WORLDZ]